Sarajevo: l’anima balcanica e le sue contraddizioni

Sarajevo è una città dalla grande storia, con un’anima ferita e mille contraddizioni che si rispecchiano nelle sue tante architetture…Buon viaggio con questo post!

Conosco tante persone che dicono di amare i Balcani e quando chiedo il perché molto spesso mi sento rispondere che l’atmosfera è unica. Ed è così.

Qualche anno fa, poco prima di conoscere Mattee e cambiare vita, sono partita con Federica detta “Pina” e Carlo detto “Baddy”, direzione: Balcani.

La nostra colonna sonora della vacanza tra la canzone “Cupe Vampe” dei CSIBella la vita dentro un catino, bersaglio mobile d’ogni cecchino, bella la vita a Sarajevo città, questa è la favola della viltà“…

…a quella di Elio e le Storie Tese “Complesso del Primo Maggio”  che fa più o meno così  “Se fossi un balcanico, se fossi un balcone“.

Scriverò più volte di questa meta e dell’architettura dei Balcani perché mi è rimasta nel cuore.

Oggi però vi parlo di  Sarajevo, città dal fascino tutto suo, attraversata dal fiume Miljacka e circondata da alte montagne.

Sarajevo: la sua anima 

Città che evoca la sanguinosa guerra degli anni Novanta, un luogo ancora con le cicatrici ben visibili, ma dove pulsa la vita.

Abbiamo preso un appartamento in periferia, ad un piano altissimo di uno dei palazzoni che costeggiano il centro. L’edificio porta ancora i segni evidenti delle granate e di un passato non troppo remoto.

Ancora oggi mi ricordo dei servizi al telegiornale che mostravano le immagini a raggi infrarossi di bombe sulle città, capii per la prima volta il significato della parola “guerra”.

Oggi Sarajevo si è lasciata alla spalle questo triste passato, è una città fresca ed è la capitale della Bosnia Erzegovina, dove convivono quattro religioni diverse e la sua popolazione ha un’apertura mentale non indifferente.

Il cuore del centro storico brulica di stradine con mercati coperti, questa zona si chiama Baščaršija, il quartiere turco colorato ed effervescente. E’ una città nella città, un continuo bazar ricco di bar, negozi e ristoranti.

Tra i segni di vita, qua e la capita di calpestare le “rose”, non sono veri e propri fiori, ma segni che sembrano rose, lasciati da bombe e granate sul cemento, oggi colorate di rosso sangue per non dimenticare.

Sarajevo: la fotografia e l’arte per ricordare 

Noi abbiamo visitato anche qualche museo, tra questi la Galleria 11/07/95, il primo spazio espositivo commemorativo in Bosnia ed Erzegovina, per preservare la memoria della tragedia di Srebrenica.

La mostra fotografica “Sarajevo Under the Siege” di Paul Lowe e il film ”Miss Sarajevo” di Bill Carter  sono toccanti e scioccanti al tempo stesso, ma vanno viste e comprese per rendersi conto cosa è successo al di là del mare Adriatico. 

Sarajevo: le sue architetture 

Oltre alle parti storiche della città come la Biblioteca Nazionale o il Ponte latino, dove fu assassinato Francesco Ferdinando d’Asburgo, ci sono altre zone da visitare.

Vi consiglio la Tsars, Moschea dell’Imperatore, dedicata a Solimano I, preceduto da un magnifico ponte contemporaneo: il Festina Lente (Affrettati lentamente).

Questo pezzo di architettura contemporanea è stato disegnato da tre giovanissimi designer Adnan Alagic, Amila Hrustic and Bojan Kanlic. Questo ponte è un nastro che si snoda per circa 38 metri di altezza, con una parte centrale a nodo che ospita delle sedute.

Non potevo non farmi scattare una foto da Baddy, amico e bravissimo fotografo!

 

 

Foto di Carlo Baldassari

 

 

E cosa dire degli edifici modernisti e dei grandi palazzoni delle periferie? Architetture incistate tra dimore storiche e strade senza fine piene di gente che passa da un locale all’altro…In questi luoghi si trova la vera anima di Sarajevo.

 

 

La visita a Sarajevo di solito termina con un’escursione verso Tunnel della Salvezza, a poca distanza dall’aerporto, scavato dai soldati bosniaci come unico punto di contatto tra la città occupata e il resto del mondo.

Oggi questo luogo ospita il Museo della Guerra, dove si trovano gli attrezzi usati per scavarlo, oltre a immagini dell’epoca e un documentario sull’assedio di Sarajevo.

Se siete invece dei viaggiatori atipici, vi consiglio di farvi un giro per i quartieri limitrofi al centro, interessanti dal punto di vista sociologico, antropologico, architettonico. 

Fermate qualche passante o qualche anziano signore e vi racconterà volentieri la storia di ciò che ha vissuto e l’anima balcanica. Conoscere la vera anima di Sarajevo, ne vale la pena! 

 

 

 

 

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